Clemento beddo,
picciotto mio scondizionatamente perzeguitato a causa della ngiustizia sovrana: come ti capissi, come le tue pene le sentissi le mie pene, le tue perseguitanze pari alle mie.
Lo sai, se pure ti dismetti dal Pallamento, qui da noi un posto in prima fila lo tieni sempre.
L’innocienza tua pare lampante pure a un caruso. L’evidenza lombrosianica dei fatti dice chiaro che con quella faccia da logo del vuvueffe non sei mica abbile a fare sette reati di quella specie, tu che manco le gomme al bar dell’oratorio riuscissi a fotterti, manco l’eredità dei voti democristiani potesti gabbare, che manco uno dei tuoi neuroni da buffè sono abili a penzare bisness così labborati. C’è levidenza lampante che per tia la concussione si trattò solo di una ricetta a tavola in un tegame col pesce di scoglio, capperi e vino iancu di Ceppaluni.
La signora tua però … idda femmina mi fece penzare alla favola di dottor gecchil e mister aid. Tu che fosti quello brutto e bbuono, lei la fimmina coi cabbasisi e lanima niura, perfetta per sconfondere la pubblica opinione e i maggistrati dall’anima bona.
Resisti che tanto tutto passa e noi, per fortuna, siamo sempre qui a aiutare gli amici.

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